1995 – 2010 PROGETTI DI ARTE PUBBLICA A TORINO
[di Maurizio Cilli]
Una possibile riflessione sullo sviluppo della qualità sociale a Torino non può che trovare la propria origine nell’interrogarsi sulla soluzione di continuità tra la Torino di oggi e il suo passato di one company town. La Torino fordista è stata una società locale marcatamente monoculturale, con una struttura economica poco differenziata. Una città in cui le distinzioni fra popolazione immigrata operaia e popolazione locale impiegatizia era molto netta da diversi i punti di vista, dalla qualità delle tipologie residenziali a quella occupazionale sino ai livelli di istruzione e di reddito. Una diversificazione sociale assai più netta che in altre grandi città italiane. Una certa debolezza del tessuto urbano collettivo è il lascito di queste condizioni ereditate dalla Torino fordista, dalle quali consegue una certa genericità architettonica e un diffuso impoverimento degli ambienti urbani, una rete di servizi scarsamente efficiente, una carente mixture delle attività economiche, senza sottovalutare gli ampi margini di miglioramento degli spazi naturali e di socializzazione. Una condizione di limite strutturale tale da non consentire che le maggiori risorse private si traducessero in un diffuso miglioramento della qualità della vita pubblica. Da questi bisogni urgenti, alla base di una qualsiasi ipotesi di sviluppo del tessuto sociale, la città ha inaugurato nel 1995 una lunga fase di pianificazione a partire dall’approvazione del nuovo PRGC, sostituendo lo strumento in vigore dal 1959. Il nuovo Piano si pone in primo luogo come uno strumento urbanistico di nuova generazione rivolto al tema della strutturazione del territorio urbano e in secondo luogo come strumento di riferimento per l´attuazione di politiche urbane. La visione strutturale della organizzazione territoriale ha come elementi fondativi la trasformazione "interna" alla città , la riorganizzazione infrastrutturale e della mobilità , la proposta di un nuovo disegno urbano. La condizione del Piano come "riferimento" si collega all´impegno dell´Amministrazione cittadina di gestire le certezze del piano approvato mettendone in discussione contemporaneamente alcune sue parti, finalizzando gli approfondimenti e le verifiche alla attuazione di specifiche politiche urbane. Successivamente, così come altre citta´ europee, nel 2000 Torino redige un primo Piano Strategico esteso al vasto territorio dell´area metropolitana. Assistiamo dunque al nascere di una lunga stagione di riflessione di tutti gli organi di governo territoriale fondata sulla necessità di stabilire un dialogo virtuoso sia con il PRGC della città sia con il Piano territoriale di coordinamento della Provincia di Torino che con gli atti di indirizzo e programmazione territoriale e socio-economica della Regione. Ad oggi quello di Torino è ancora, considerate anche le sue successive modificazioni, uno dei più maturi e verificati Piani Strategici progettati ed approvati in Italia. Una delle linee strategiche più ambiziose messe in atto da questo lungo e continuo percorso di pianificazione, coincide senza dubbio con l’obiettivo di promuovere Torino come città di cultura. Negli ultimi anni questa linea strategica è andata gradualmente affermando la possibilità di costruire un reale Sistema Culturale Territoriale costituito da una complessa rete di istituzioni rivolte allo studio, alla ricerca e alla promozione dell’arte contemporanea. Si tende affermare e rivendicare come la Cultura sia una delle vocazioni strategiche primarie di sviluppo culturale ed economico del territorio a partire dall'importante ruolo che Torino ebbe nel campo dell'arte contemporanea internazionale dal secondo dopoguerra sino a tutti gli anni 1970 confermandosi nuovamente negli anni Novanta, attraverso un tessuto di operatori in gran parte diversi ed eterogenei. Un complesso sistema composto da musei, gallerie, artisti, critici e collezionisti, da molti considerato punto di forza sia per la qualità delle politiche culturali sia per la vitalità e molteplicità delle iniziative promosse dai privati. Ne sono buoni esempi il consolidamento del Castello di Rivoli sul piano internazionale, il rilancio della GAM (Galleria d'Arte Moderna di Torino), la costituzione nel 2002 della Fondazione Torino Musei, la nascita di nuove sedi espositive sul modello delle kunsthalle tedesche e dei centres d'art contemporaine francesi, come la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e la più recente Fondazione Merz. In un contesto così vitale e diversificato Torino ha saputo, negli ultimi quindici anni, affermare anche una propria capacità di programmazione esterna alle sedi deputate ad accogliere esposizioni temporanee e collezioni, inaugurando una nuova stagione di grandi interventi artistici pensati per lo spazio pubblico. Torino riesce a far propria una metodologia di intervento pensata sulla viva relazione tra arte e tessuto della città in corso di trasformazione. L’origine di questo modello metodologico risale all’esperienza della città di Munster in Westfalia, al centro della regione agricola chiamata Münsterland, che ne 1977 avviò la rassegna Skulptur Projekte, la più importante manifestazione di arte pubblica Europa che ha luogo ogni dieci anni e che si tiene in contemporanea con un'altra grande manifestazione di arte contemporanea che ha luogo ogni cinque anni, che è Documenta a Kassel, nell'Assia settentrionale, in Germania. Su sollecitazione di Giovanni Ferrero, Torino apre la stagione di interventi sulla città in trasformazione con il progetto "Gli artisti del Passante" (progetto tuttora in fase di completamento) affidandone nel 1996 la cura a Rudi Fuchs e Cristina Mundici, direttore scientifico e curatrice del progetto. Si tratta di un programma ambizioso di interventi d’arte pubblica su grande scala urbana pensati appositamente per alcuni degli spazi lasciati liberi dal sistema della viabilità del nuovo viale urbano alberato della Spina Centrale, progetto urbano strutturante della trasformazione della città in seguito ai lavori del passante ferroviario. Undici grandi installazioni previste dal progetto ad opera di Giovanni Anselmo, Per Kirkeby, Jannis Kounellis, Luigi Mainolfi, Mario Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Walter Pichler, Michelangelo Pistoletto, Ulrìch Ruckriem, Gilberto Zorio. Si tratta di interventi artistici pensati durante la progettazione urbanistica e di dettaglio delle opere del grande viale urbano, installazioni immaginate sulla carta e che solo successivamente, in fase esecutiva presero le misure con la città reale. Le opere sinora realizzate trovano collocazione all’interno degli spazi liberi risultanti dal progetto della viabilità e sulle quali è possibile muovere l’appunto di essere l’espressione di una monumentalità decorativa intesa in senso tradizionale e che solo raramente intercetta il flusso vitale dei cittadini in un vero e proprio spazio pubblico. “Luci d’Artista” è un altro esemplare progetto di arte pubblica nato nel 1997 grazie ad una felice intuizione di Fiorenzo Alfieri, allora Assessore al commercio e alla promozione della Città . Alfieri affida all’artista genovese Emanuele Luzzati un intervento di forte impatto scenografico di illuminazione nei Giardini Sambuy di fronte alla Stazione di Porta Nuova. L'idea di illuminare la Città nasceva da un'esigenza concreta: una richiesta di aiuto al Comune da parte del mondo del commercio, il soggetto storicamente responsabile dell'illuminazione decorativa in occasione del Natale. La richiesta era appunto quella di ricevere un sostegno maggiore da parte dell'istituzione locale, dal momento che il servizio svolto dai commercianti poteva a tutti gli effetti essere considerato un bene di tipo pubblico, un servizio alla cittadinanza. L'amministrazione raccolta tale richiesta esprime il suo consenso ad intervenire purché questa fosse l'occasione per un innalzamento della qualità delle luci natalizie. Il progetto raccoglie subito l’approvazione e l’apprezzamento di tutti. La localizzazione degli interventi di illuminazione da parte degli artisti segue gradualmente il piano di pedonalizzazione e restauro delle principali piazze storiche della città sino ad interagire, occasionalmente e solo in seguito, con spazi non canonici ma accessibili a tutti lontani dal centro. “Luci d'Artista” nel frattempo è diventata una collezione d’arte pubblica molto amata e imitata in molte altre città giunta alla tredicesima edizione. Nelle varie edizioni ha compreso le opere di: Mario Airò, Vasco Are, Carlo Bernardini, Enrica Borghi, Daniel Buren, Francesco Casorati, Nicola De Maria, Enrico Tommaso De Paris, Richi Ferrero, Marco Gastini, Carmelo Giammello, Jeppe Hein, Jenny Holzer, Rebecca Horn, Joseph Kosuth, Emanuele Luzzati, Qingyun Ma, Luigi Mainolfi, Mario Merz, Mario Molinari, Luigi Nervo, Mimmo Paladino, Domenico Luca Pannoli, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Luigi Stoisa, Francesco Tabusso, Jan Vercruysse e Gilberto Zorio, Tobias Rehberger. Anche in questo caso è possibile muovere un appunto, pur riconoscendo la qualità indiscutibile dell’iniziativa , per sottolineare alcuni limiti degli interventi mirati più spesso al commento decorativo di spazi urbani di per sé già molto espressivi e qualificanti. E’ possibile infatti valutare come la qualità degli interventi risulta potenziata e convincente nei casi dove l’artista stabilisce in modo evidente una più stretta relazione spaziale fra l’opera e il contesto. Secondo questo principio si possono segnalare come esempi “doppio passaggio” di Joseph Kosuth opera installata lungo le pareti di pietra delle rampe dei Murazzi del Po, “tappeto volante” di Daniel Buren in piazza Palazzo di Città e “piccoli spiriti blu” di Rebecca Horn dapprima pensato per il tempio della Gran Madre di Dio e in seguito felicemente ricollocato intorno alla chiesa cinquecentesca di Ascanio Vittozzi sul poggio del Monte dei Cappuccini. Proprio in virtù della sperimentazione di una metodologia rivolta ad una più incisiva pratica di relazione fra opera, luogo e contesto, si rende necessario segnalare le più recenti esperienze proposte da Giorgina Bertolino, Francesca Comisso, Nicoletta Leonardi, Lisa Parola, Luisa Perlo, curatrici dall’associazione a.titolo fondata a Torino nel 1997, con lo scopo di promuovere l'arte contemporanea orientata verso le dimensioni sociali, politiche e culturali dello spazio pubblico. Citando direttamente dalla presentazione nel loro sito www.a.titolo.it : “Dal 2001 a.titolo cura la mediazione culturale, a Torino e in Piemonte, per Nuovi Committenti, un programma di produzione di opere d’arte per lo spazio pubblico commissionate direttamente dai cittadini per i loro luoghi di vita o di lavoro, promosso in Italia dalla Fondazione Adriano Olivetti di Roma. Ideato dall’artista François Hers con il nome Nouveaux Commanditaires e adottato nel 1991 dalla Fondation de France di Parigi, la sua finalità è attivare o recepire una domanda d’arte, di qualità della vita, di integrazione sociale o di recupero urbano. Basato sulla relazione tra cittadini, mediatori e artisti, il modello sviluppa una forma di produzione culturale orizzontale, assegnando a gruppi e a singoli individui la responsabilità di un’opera d’arte. Gli artisti sono chiamati a condividere l’ideazione dell’opera, in un’ottica di co-autorialità che valorizza i ruoli, le idee e le attese dei diversi attori. Ai mediatori culturali spetta la scelta dell’artista e la gestione di un percorso progettuale fondato sull’ascolto dei committenti e sulla lettura del territorio. Con la mediazione di a.titolo Nuovi Committenti è applicato nel quartiere torinese Mirafiori Nord. Il quartiere Mirafiori Nord a Torino è il teatro della prima applicazione italiana di Nuovi Committenti. Quattro sono le opere realizzate sulla base delle committenze di altrettanti gruppi di cittadini: il Laboratorio di Storia e storie di Massimo Bartolini; la scultura abitabile Totipotent Architecture di Lucy Orta; il campo da gioco multifunzionale Multiplayer di Stefano Arienti; l’Aiuola transatlantico di Claudia Losi. Le opere sono state realizzate nell’ambito del Programma di Iniziativa Comunitaria Urban 2 della Città di Torino. L’applicazione di Nuovi Committenti in questo contesto è stata finanziata da Urban 2 (Unione Europea, Ministero delle Infrastrutture, Regione Piemonte, Città di Torino), dalla Fondazione Adriano Olivetti dalla Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione CRT di Torino.” Questa tipologia innovative di promozione del ruolo dell’arte pubblica sul territorio pone oggi nuove questioni di metodo e un maggior grado di autonomia nella scelta dei contesti su cui è più urgente intervenire. Porre i progetti di arte pubblica nella condizione di sfuggire da un ruolo secondario e accessorio, come apparato decorativo alle politiche di rigenerazione urbana. E’ possibile dunque riconoscere la qualità di questo tipo di pratiche di sperimentazione e rivendicarne una propria autonomia di pianificazione. Dal recente Manifesto per una nuova idea di localismo Georgi Stanishev e Andrey Chernikhov rilanciano una serie di suggestive ipotesi di lavoro sull’aspro conflitto tra flussi e luoghi, tra la potenza delle energie globali che scorrono nel mondo (flussi di idee e immagini, finanziari e informativi, di uomini e cose) e la stabilità creativa degli spazi locali. Nella loro lettura riconoscono allo spazio locale quel dispositivo spaziale (fisico e potentemente simbolico) che si attiva ogni qual volta i flussi globali di trasformazione atterrano in un determinato territorio ed entrano in contatto con il suo palinsesto di culture ed eredità . Anche in questa direzione di radicamento al contesto sociale e spaziale dei luoghi, rivolge la propria ricerca la sperimentazione avviata dal progetto situa.to, un libero laboratorio di esplorazione urbana, nato nell’autunno del 2009 da un gruppo di lavoro formato da a.titolo, Maurizio Cilli e Andrea Bellini, attivato grazie al sostegno della Regione Piemonte e della Compagnia di San Paolo nell’ambito delle attività culturali di Y-our Time - Torino 2010 European Youth Capital. situa.to nasce come occasione per esplorare e raccontare la città attraverso lo sguardo di 30 giovani ricercatori, individuati tra oltre 200 candidati di età compresa tra i 22 e i 29 anni. Un’esperienza di studio del territorio e di confronto trasversale in grado di cogliere le istanze e il confronto di diversi approcci disciplinari, credendo possibile interrogarsi sulle incerte questioni che pone oggi la comprensione dei territori urbani del XI secolo. Un percorso di profonda conoscenza di che cos’è la città oggi e come rendere possibile promuovere un senso comune e condiviso di cittadinanza. Con l’augurio che il dibattito sulle future strategie culturali della città si alimentati degli argomenti rilanciati da queste nuove pratiche di lavoro, torneremo su queste pagine a parlare di arte pubblica per approfondire gli esiti della sperimentazione avviata dal laboratorio situa.to. attraverso numerosi progetti di arte pubblica proposti sul territorio dell’area metropolitana torinese. Progetti e azioni attivatrici della rifondazione dello spazio pubblico inteso come reale possibilità di agire attraverso un concreto senso di responsabilità verso la città e chi l’abita.
ottobre 2010
nella foto: una vista di via Palazzo di CittĂ con il tappeto volante di Daniel Buren - foto di franco furlan







