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Diario di Bernardo Giorgi e Cinzia Cozzi

di a.titolo, foto di Antonio La Grotta
Alcune delle linee della ricerca di Bernardo Giorgi e Cinzia Cozzi riportate anche nel workshop ideato per situa.to, si sviluppano a partire da ambiti molto distanti tra loro: dallo studio delle forme urbane alla riflessione sulla struttura sociale delle api, dallo sguardo del Palomar di Italo Calvino al discorso di Obama sull’ambiente, passando attraverso uno sguardo sugli oggetti urbani e una progettualità nomadi sulle forme della geografia della città. Questo proporre forme e situazioni, i due artisti la stanno mettendo in pratica ormai da molti anni tra Siena, Berlino e Istanbul. Temi centrali del lavoro con situa.to sono stati la forma e il suo significato, le competenze del singolo in relazione al lavoro di gruppo.

19 aprile. Le tre giornate di lavoro sono iniziate con la presentazione di Between Dresden and Prague. Un progetto d’arte pubblica avviato nel 2000 nel quale Giorgi ha coinvolto altri artisti in un viaggio sul fiume Elba, segno di confine tra la Polonia e la Germania. Con una tenda bianca, Giorgi ha navigato per mesi; a ogni tappa la tenda veniva montata per accogliere mostre temporanee ma anche focus e laboratori con associazioni e cittadini. La pratica del ‘fare’ esperienza della linea di confine, navigando da Dresda a Praga: “… è partita dall’idea di indagare il concetto di geografia e di frontiera. In quel periodo vivevo a Berlino e mi rendevo conto che la linea di confine tra i due paesi era cambiata negli anni. Mi trovai così a riflettere su quanto i Paesi siano sottoposti a mutamenti e variazioni di forma radicali e su quanto questo si ripercuota sulle abitudini delle persone, sul vivere i luoghi. E poi c’era anche un altro aspetto, legato alla morfologia del territorio: la presenza del fiume, un fiume che lega e divide due luoghi e che una volta era un mezzo di scambio, navigazione, spostamenti e oggi lo è molto meno. Il progetto è nato da un luogo attraversabile, intorno al quale ho costruito un’idea di piattaforma che avrebbe riunito vari attori all’interno di una cornice aperta, dinamicaâ€.
Un altro progetto presentato nella prima giornata di lavoro è Patterns, progetto ancora in corso e iniziato proprio a Torino, nel quartiere di San Salvario nel 2005. Anche questo ‘fare città’, secondo la metodologia ideata dai due artisti, è caratterizzato da un carattere “modulare†e nomade che si traduce in un’inedita mappatura di luoghi urbani, un’analisi della relazione tra luoghi e corpi formalizzata trasformando porzioni di città in abiti da indossare. “L’idea dell’ 'abito' era già presente nel progetto sul confine polacco-tedesco; quando parlavo dei confini che si spostano, l’immagine che avevo in mente era qualcosa di simile a una sartoria, un lavoro di cucito che taglia i rapporti delle persone con i luoghi. Già lì era presente questo elemento, osservare come i luoghi venivano tagliati e ricuciti, proprio come si taglia un pezzo di stoffa. E da lì mi sono reso conto che le geografie che noi percorriamo sono come dei corpi. Se il territorio è un corpo allora le nostre traiettorie, i nostri spostamenti sono il modo in cui il nostro corpo sta cucendo e indossando un abitoâ€.
Dopo la presentazione di alcune forme di città, i due artisti hanno deciso di far incontrare ai traceurs Maria Teresa Grilli nel suo laboratorio Animaglia. È Maria Teresa che ha accolto situa.to e che ha raccontato la sua esperienza nella moda a New York, le sue scelte e le sue forme ma ha anche dimostrato, con forbici e tessuti, cos’è il drittofilo e come questo, in un modello, diviene un orizzonte, un punto d’equilibrio.

20 aprile. Continuando a ragionare sul fare e sul fare collettivo, secondo le linee progettuali di situa.to del contaminare saperi e sguardi, nel dialogare con i traceurs, i due artisti hanno sottolineato più volte l’idea di ‘architettura sociale’ prendendo a prestito la struttura dell’alveare inteso come ‘superorganismo’:
‘In quest’ottica l’organismo ape costituisce assieme alle altre migliaia un unico “superorganismo†che esiste grazie all’armonica attività di ogni componente e la sua esistenza è la sola possibilità di vita per ogni individuo. Il superorganismo ha caratteristiche vitali proprie in quanto si nutre, sopravvive, si riproduce, e si difende’.
A partire da questa idea di azione collettiva e dopo l’analisi di alcuni post dei traceurs, i tutor hanno voluto suggerire alcuni esercizi. Il tema da indagare è stato il Turet, la piccola fontana verde a forma di toro: un oggetto urbano ordinario in via d’estinzione che inoltre solleva un tema importante come quello dell’acqua intesa come bene pubblico e collettivo. Nel corso della giornata i traceurs sono stati divisi in gruppo per indagare e ragionare sul turet. C’è chi è stato in aula lavorando con internet, chi è uscito, chi ha scattato immagini, chi ha abbozzato azioni in strada, chi ha lavorato con forbici e colori. A fine giornata sono stati presentati alcuni spunti di riflessione e bozze di progetto: un evento annuale sull’acqua da svolgersi intorno ai turet rimasti, lo studio di un marchio di qualità dell’acqua del turet, un’azione-performance per il funerale del turet e micro-azioni urbane come offrire un bicchiere d’acqua del turet agli automobilisti fermi in coda, scambiare con i passanti un bicchiere d’acqua del turet in cambio di una storia e la progettazione di aiuole-orti intorno ai turet coltivati con l’acqua del turet.

21 aprile. Nel terzo giorno di lavoro, i due tutor hanno chiesto ai traceurs di ritornare ad analizzare i progetti presentati, individuare quelli che loro ritenevano i più puntuali e provare a proporre una forma più approfondita con l’intento di suggerire la pratica e l’esperienza di osservazione come ‘esercizio’, come prassi ripetuta che permette l’approfondimento dei temi e la riflessione del senso dell’azione come della forma. Tornando al fare, l’intento è stato quello di riattivare il processo che accompagna l’esperienza del gruppo; nel rifare ogni componente rimette in gioco i differenti sguardi e le differenti competenze, aprendo uno spazio di approfondimento,confronto e condivisione. Nel pomeriggio la rivisitazione degli ‘esercizi’ è stata presentata a Maria Teresa Grilli che ha raggiunto situa.to in strada del Fortino e che ha donato ad ogni gruppo una cartolina realizzata con una porzione di cartina della città sulla quale ha cucito un nuovo percorso, una possibilità segnata da fili colorati.
In chiusura dei lavori, ci piace citare nuovamente Bernardo Giorgi in merito all’idea di esperienza, processo e formalizzazione del lavoro: “Parlare della conclusione del lavoro è per me sempre difficile. Il lavoro non si conclude ma cresce, si muove. Penso al lavoro, alla sua formalizzazione che è un po’ come una pianta; ti chiedi: finisce questa pianta? No, questa pianta la puoi potare, la devi innaffiare, devi capire di che luce ha bisogno e da che parte deve arrivare … non è diversa la mia pratica di ricerca, tendo a pensare al lavoro nella sua dinamica e questa è legata anche all’estetica. È una formalizzazione strettamente legata alla sua dinamica, al modo nel quale tu ti muovi, al modo nel quale reagisci alle domande che la realtà ti sta ponendoâ€.

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1 year 40 weeks ago