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Diario Gennaro Castellano - Reporting System

martedì 6 aprile A partire dalla presentazione dei progetti di Reporting System, è iniziata una discussione sul concetto di pratica artistica nello spazio sociale in relazione non tanto ai mezzi della politica, ma alle idee di questa. Nel corso della riflessione i traceurs hanno sollevato la questione dei media riguardo alla costruzione della cultura e del sapere, di una comunicazione frammentaria e omologante rispetto a modelli sociali, in particolar modo rispetto alla cultura e all’identità giovanile. A chiusura della lezione si è lavorato per l’incontro con il Centro Frantz Fanon con la richiesta ai traceurs, da parte di Gennaro, di presentare loro stessi situa.to.

Il pomeriggio è iniziato in una piccola sala del Centro Frantz Fanon. Roberto Bertoli, psicologo e psicoterapeuta, e Lachen Aalla, mediatore culturale, hanno presentato la storia dell’associazione e la pratica etnopsichiatrica.
Frantz Fanon, psichiatra, filosofo e politico della Martinica, già negli anni 50 parlava di «alienazione del colonizzato» e il Centro di Torino, che si occupa di temi quali la salute, la migrazione e la cultura, ha scelto di tenere questa alienazione come tema fondante della loro attività.
Nella discussione Bertolino ha centrato il suo intervento su cosa è oggi «immigrato» in relazione al «senso di luogo» (che sembra avere delle affinità con quella che Bonomi definisce «coscienza di luogo»), mentre Lachen Aalla ha sottolineato alcuni aspetti in realzione alla legislazione italiana e ai flussi e cambiamenti di passaggio da economia informale / formale in relazione ai migranti.

Inevitabilmente ci si è ancora imbattuti in alcune parole che durante gli incontri ritornano e risuonano nelle nostre teste. Chi è oggi un «immigrato»? Che cosa significa «integrazione»? Come sono cambiati i significati di queste parole e come sono tradotti in altre lingue?
Bertolino ha dato una interessante definizione di integrazione: «si può parlare di integrazione quando l’altro, il migrante, cessa di essere riconosciuto solo in funzione dei nostri bisogni, quando finisce di essere corpo lavoro».
La visibilità dell’altro crea disagio e malessere. Finché il migrante rimane invisibile, l’immigrazione non crea problemi. Quando invece l’altro si sposta nella nostra cornice di riferimento e nella strada, e va all’edicola o al bar, in quel momento la sua visibilità ci disturba. La posizione e la visibilità nel quotidiano ordinario diventano il nostro fattore di disagio e fastidio solo quando l’altro viene percepito come paritario a noi. La condizione sociale e politica dell’immigrato, che è atopos, cioè ovunque fuori luogo, diventa problematica per noi quando diventa anche visibile, quando entra nel nostro skyline quotidiano, nella strada.
Ormai la strada non rappresenta più il cuore della città come poteva essere la Londra del XVII secolo, non si può più pensare di trovare tra gli scaffali delle librerie del centro un Trivia di Gay o una Moll Flanders di Defoe. Ma si potrebbe forse sperare di trovare una letteratura che ci racconti la strada non più come periglio, ma come luogo di vita, esperienza e nascita di nuovi linguaggi.

mercoledì 7 aprile Il secondo giorno di workshop, a partire dai progetti Diari in attesa (2008), Drafting emotions (2007) e Zingonia: AIM (1999-2002), Gennaro Castellano si è concentrato sulla descrizione della metodologia e delle pratiche di Reporting System in relazione allo spazio urbano, allo spazio della collettività e in merito alle identità sociali e ai processi culturali.
A partire da un conflitto urbano e economico di un’area di Milano, Diari in attesa è un progetto di ricerca sulle trasformazioni urbane che riguarda i quartieri Garibaldi - Isola - Varesine. Con lo strumento della graphic novel Reporting System ha ideato una piattaforma di riflessione e di arte, una sorta di caleidoscopio di voci e situazioni urbane, su temi del presente quali l’abitare i luoghi, le politiche costruttive, l’architettura e la sociologia.

La seconda parte della mattinata è stata dedicata a Zingonia: Arte Integrazione Multiculture, un progetto di public art nato a Zingonia, periferia industriale multietnica tra Bergamo e Milano, dalla necessità di approfondire la problematica della migrazione in relazione alla società interculturale. Coinvolgendo Stefano Arienti, Liliana Moro e Luca Vitone attraverso incontri, installazioni, cene e discussioni, Reporting System ha dato vita a un vero e proprio laboratorio sociale e culturale, uno spazio di ascolto e dialogo, di intreccio tra il territorio, l’arte e i nuovi linguaggi che investono la sfera sociale e politica.

In che anno e in quale contesto geografico nascono i Goethe-Institut? Cosa significa salvaguardare una lingua e una cultura? Cosa significa portare / esportare cultura in una Europa aperta? Sono tutti interrogativi che situa.to ha posto nel pomeriggio a Jessica Kraatz Magri la direttrice del Goethe-Institut Turin, la quale ha raccontato la storia e il percorso di questi istituti, in quale contesto politico-geografico sono nati e qual’è la loro attuale missione. L’obiettivo dell'incontro era quello di provare a interrogarsi sull’intercultura non semplicemente come limitata alla sfera del disagio e del servizio.
La risposta Jessica Kraatz Magri è stato un dialogo complessa e articolato che ha previsto una riflessione sull’ambito politico, geografico e culturale, nella quale l’arte ha posizione e un ruolo. I Goethe Institut, nati nel 1925 con il nome di Deutsche Akademie (DA), come centri di lettura dalla necessità di portare / esportare altrove un sapere e una cultura segnate da una zona buia della storia per arrivare al 1989, anno della riunificazione delle due Germanie.
La discussione si è conclusa con la presentazione di «L’integrazione non piove dal cielo», un convegno internazionale organizzato dal Goethe di Torino in collaborazione con le Biblioteche Civiche per discutere delle nuove politiche culturali di promozione della lettura e rivolte ad adolescenti, giovani e migranti.

giovedì 8 aprile Nell’ultima giornata del workshop di Reporting System, Gennaro Castellano ha ideato una serie di esercizi nati dalla lettura di Altri Colori di Orhan Pamuk (Einaudi Editore, Torino 2008).
Con «Playing with Pamuk» Castellano ha suddiviso i traceurs in quattro gruppi proponendogli un esercizio in cui ogni gruppo doveva creare un questionario e un'identità possibile di un migrante.

Dopo il lavoro della mattinata, l'esercizio si è concluso nel pomeriggio di fronte alla telecamera. Ogni gruppo ha esposto le linee metodologiche seguite e nate dalla discussione in merito al questionario e un componente per ogni gruppo ha poi presentato, di fronte alla telecamera, la 'nuova' identità nata dal confronto: un giovane artista cinese che vive tra Milano e New York, figlio di una ginnasta contorsionista e di un pescatore, una ragazza albanese, che dopo gli studi di architettura si è trasferita prima in Grecia e poi in italia, lei parla inglese ma gli italiani no, vive con il suo compagno italiano e sta per sposarsi, una ragazza romena con talento per la matematica, emigrata in Italia convinta di poter insegnare ma invece si ritrova a fare le pulizie, una donna moldava, sposata con un militare italiano, che lavora in un centro anziani e costretta a condividere la sua quotidianità con una suocera molto, fin troppo presente.

Le quattro identità sono nate da una sorta di jet leg visivo ed emotivo, un’esperienza ludica non priva di tensioni e riflessioni, un gioco tra realtà e finzione, nati da un processo di identità / disidentità, pensando il gioco come un mezzo per ridefinire geografie, storie e biografie.

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20 weeks 3 days ago