BORGATA VITTORIA

La prima cosa che ho notato a Borgata Vittoria è stata un’incongruenza nel suo paesaggio urbano: c’era una ferrovia e oggi non c’è più, o meglio c’è ma non si vede, scorre sotto terra. Sopra aleggia il suo fantasma; si sente che ci dovrebbe essere qualcosa, ma la percezione lascia gli occhi scontenti.
Borgata Vittoria convive con altri capovolgimenti; al sopra trasformato in sotto si accompagna un dietro trasformato in un davanti. I “retro” della cortina edificata di Borgata Tesso su via Stradella sono stati promossi a facciate sulla nuova Spina Reale ricavata dall’interramento della ferrovia.
Territori da ricucire, da suturare, da ricomporre; al primo nucleo della Borgata un ipotetico visitatore torinese accedeva solo attraversando il ponte di via Gramegna, e si sa che i ponti sono riti di passaggio, porte magiche che conducono alla Borgata Capovolta. Un luogo che si è riempito di operai, si è svuotato con l’era post industriale e poi è stato colmato con i migranti, giunti a rovesciare delle certezze un po’ stantie.







