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FALCHERA

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Il dottore gli prescrisse una dieta complicata, giornate di riposo, campagna in estate. Falchera nuova, o meglio, i laghetti originati dall’estrazione dei detriti, sono perfetti per la sua cura.
Occupa il tempo a bagnarsi: a guardare il cigno, le folaghe e le oche. A camminare nei campi di granoturco tutt’attorno; passeggiando su una striscia di terra, che sembra sospesa sull’acqua, guarda i pomodori dell’orto in terrazza diventare rossi. Al primo laghetto conosce due pescatori rumeni che pescano il pesce gatto. Brutto ma buono il pesce, bello e riservato il pescatore. Da lì, con i campi sulla destra, il recinto di torri sullo sfondo e la vista intermittente dell’acqua tra i portoni degli orti alla sua sinistra, raggiunge il secondo laghetto, il più grande: il suo preferito.
Ogni tanto sale l’odore di una bistecca alla brace misto al profumo della menta selvatica. Una coppia di germani solca come frecce lo spazio azzurro chiuso tra i salici immobili. Anche se l’accesso all’acqua è del tutto occasionale, tra il vuoto non occupato dagli orti, ci si riesce ad arrivare.

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