MADONNA DI CAMPAGNA - LUCENTO

Abbiamo pedalato per le strade di questa pietra grezza il sabato e la domenica. Incontrando più segnali architettonici che umani; ammesso che siano due cose distinte. Noi e le nostre biciclette, tra fotogrammi di quartiere con poca vita. I miei ricordi precedenti della zona, legati all’ansia, di aver preso tutto ed essere in orario sulla strada per l’aeroporto, o alla disillusione, di ritorno sul 9 dopo l’ennesima batosta del Toro. La poca vita di questo quartiere che sembra un diamante, dicevo, diminuisce ancora nella parte alta di corso Grosseto, dopo il cavalcavia verso il fu Delle Alpi, dove si alzano casermoni compatti e marziali, che mi riportano a una Bucarest non troppo lontana. E non troppo sommersa. Una falange difficile da penetrare. E raccontare, almeno per me. A montare la guardia ai palazzoni, diverse nicchie votive. Che parevano una citazione della little italy di Scorsese in Italianamerican. Sarà l’aria del luogo, che fa bene al cinema. Non lontano da qui, tra corso Mortara e via Orvieto, Scola ha girato il finale di Trevico-Torino e Daniele Gaglianone scene di Pietro, in concorso al prossimo Festival di Locarno. Io, Cristian e Cristian. Cristian Nemescu e Cristian Mungiu. Sarebbe stato bello fossero venuti con me anche loro. Così, avrebbero saputo raccontare le storie dentro quei palazzoni. Sotto quei palazzoni. Come sotterranei di una piccola Bucarest.







