SAN DONATO

Per il principio dei vasi comunicanti, una torre dell’acqua deve essere più alta dei fabbricati che da questa si riforniscono. Così era in via Val della Torre, dove la cisterna che serviva la vecchia area industriale occupava il poggio al confine con Lucento. Così non è più in Spina 3, dove sono i nuovi palazzi a svettare e gli eventuali servizi, tra le tante erezioni edilizie, sono così bassi da non vedersi più. In attesa del parco, gli spazi pensati sotto i quattordici piani di case sono posti auto, passerelle di passaggio, cortili privati. Un modello sbagliato, un errore? Un orrore? Forse un’occasione persa per ripensare in grande scala alle tipologie abitative, al rapporto con il preesistente, che ora – quel poco ancora in piedi come la torre – rimane all’ombra dei grattacieli.
Ma questo è solo un punto di vista, forse un po’ altezzoso. Scendendo dalla torre, guardando al nuovo quartiere dalla terrazza artificiale dello Space Cinema, la verità è che i suoi abitanti stanno bene e, davvero, è giusto così. A pochi importa di essere in duemila confinati in un cortile, o delle mancanze strutturali: qui c’è il centro commerciale a due passi, il parcheggio è facile, il centro città vicino. Tra poco, ci sarà anche un parco. Architetti o meno, tutto è meglio di quanto possa sembrare e perfino il bello, su questo palchetto da cui si vede Superga, un pergolato di neon in cui in futuro nascerà – forse – qualche pianta, sembra possibile.







