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SAN SALVARIO

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Quando ho trovato casa a San Salvario, non conoscevo nulla della città. Un amico albanese che già viveva a Torino mi ha chiesto dove avessi trovato posto. Gli ho spiegato la zona e lui: “A San Salvario? Ma là è pieno di stranieri!â€
San Salvario è una cartolina di se stesso.
Viverci è come vivere a Venezia durante il carnevale: un teatro in tempo reale, animato dalle maschere dell’immigrato, della prostituta, dello studente. È come Disneyland – senza biglietto ma con le tasse.
San Salvario è un racconto che diviene più fittizio ogni volta che lo si racconta. Vero e immaginario si stratificano, come per ogni storia compresa la Storia. Dove sono realtà e finzione, se perfino Kapuscinski inventava?

La cartolina di San Salvario è il Borgo Medievale. Il borgo artefatto, pensato secondo gli archetipi cortesi è il simbolo-ombra del quartiere. Come il castello del postino Ferdinand Cheval, o quelli costruiti dai nuovi ricchi albanesi, anche questo villaggio è una fantasia irreale.
Ma cos’è un castello? I vecchi rispondono una fortezza, i bambini un luogo per fare il pic-nic la domenica. Il castello perde una funzione, diventa semplice scenografia. Così il quartiere tutto, con le sue attrazioni esotiche e le puttane teatrali, si rivela un esercizio di stile, che tradisce il bisogno di finzione delle persone.

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